giovedì 26 marzo 2020

QUALE PARTE SCEGLI?

Messaggio del Pastore Zev Porat - Gerusalemme, Israele - 23/03/2020

Oggi voglio chiederti: Da che parte stai?
Perché ci sono solo due parti:
- quella di Dio, Yeshua (Gesù)
- e quella del diavolo.

Qual è il tuo campo? Chi è al comando della tua vita?


Guardiamo il Libro di Giosuè 5:13-15
 Or avvenne che, mentre Giosuè era presso Gerico, alzò gli occhi e guardò, ed ecco un uomo gli stava davanti, con in mano la sua spada sguainata. Giosuè gli andò incontro e gli disse: «Sei tu per noi o per i nostri nemici?». Egli rispose: «No, io sono il capo dell'esercito dell'Eterno; arrivo in questo momento». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?». Il capo dell'esercito dell'Eterno disse a Giosuè: «Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo dove stai è santo». E Giosuè fece così.”

Ci sono due domande per capire chi comanda la tua vita:
1- Da che parte stai?

Mettiamo questi versetti nel loro contesto.

Giosuè è appena diventato la guida del popolo di Israele, e quindi anche il capitano dell’esercito. Dio gli ha dato il compito di guidare Israele alla conquista della terra che Gli ha dato, ed è importante comprendere che è un territorio pieno di giganti. 
La prima città da conquistare è Gerico. Così verso sera, Giosuè sale su un altura per guardare la città. Ad un certo punto si gira e c’è un uomo davanti a lui, con una spada in mano. E gli chiede: da che parte stai? Sei per noi o contro di noi?
Se sondiamo le Scritture in ebraico appare evidente che quest’uomo con la spada è Yeshua, Gesù. 
Quando leggiamo questo passaggio potremmo non notare la prima risposta che Yeshua dà a Giosuè. 
Amo la risposta che dà.
La rileggiamo a partire dal versetto 13:
“Giosuè gli andò incontro e gli disse: «Sei tu per noi o per i nostri nemici?». 14 Egli rispose: «No»” 
In Ebraico “Lo” - No. Nè l’una né l’altra cosa.
In pratica gli dice: “Giosuè, stai facendo la domanda sbagliata! Sono io che ti chiedo: tu, da cha parti stai? Io non sono qui per schierarmi, ma per prendere il comando! Se vuoi vincere questa battaglia faresti meglio a schierarti tu dalla mia parte!”
Perché ci sono solo due parti: quella di Dio, Yeshua e quella del diavolo.
Quindi quando Giosuè gli chiede da che parte stai? La risposta è: No!
È bella questa risposta! Perché a volte quando siamo di fronte a due scelte, la risposta può essere “No” per entrambe!
Gesù gli dice, non sono né dalla tua parte né dall’altra parte, io sono qui come comandante, e se vuoi vincere, è meglio che ti schieri tu dalla mia parte.

Mi ricorda una volta che ero qui in Israele e stavo facendo della consulenza matrimoniale. Ad un certo punto la conversazione diventa accesa e le due parti iniziano a discutere e poi a litigare… e il marito si gira verso di me e mi chiede: “Ma allora, tu da che parte stai?” E io gli rispondo: “Dalla parte di Dio. E tu? Da che parte stai tu?”

Questa è una domanda di enorme importanza. 
Perché ci sono davvero solo 2 parti.
C’è un detto che dice che ci sono sempre due soluzioni ad un problema. Ed è vero, solo due: quella di Dio e quella del diavolo.
Si possono avere opinioni diverse, ma anche con opinioni diverse, sarebbe meglio essere dalla stessa parte, la parte di Dio!  
Perché è la domanda che Gesù fa ad ognuno di noi, come a Giosuè.

Ed è triste vedere che anche nel Corpo di Cristo, ci sono così tante parti, tante divisioni!
Vedete, anche se abbiamo opinioni diverse su certi argomenti, finché non so tratta di eresie, non interrompo la comunione fraterna con gli altri. Possiamo non essere d’accordo ma rimanere fratelli.
Tante volte quando viaggio e vado a delle conferenze bibliche, mi chiedono: “sei d’accordo con tutto quello che ha detto quel predicatore?” praticamente mi chiedono “da che parte stai?” ed io rispondo sempre “Io sono dalla parte del Signore”.
Sarebbe ora di smettere di dividerci e di lottare gli uni contro gli altri, se siamo tutti davvero dalla parte del Signore, e di unirci per guadagnare il maggior numero possibile di anime per Dio!

Arriviamo alla domanda numero 2.
Giosuè capisce con chi sta parlando, cade la faccia a terra in adorazione e chiede: «Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?»
Ecco cosa gli risponde Yeshua: “La prima cosa da mettere in chiaro, è che devi toglierti i sandali”

Se ricordate la prima volta che Dio si presenta nell’arbusto ardente a Mosè, il predecessore di Giosuè, gli dice: “Prima cosa togliti i sandali perché ti trovi su suolo sacro”
Ma cosa significa? Qual è il significato spirituale del togliersi le scarpe?

Se vogliamo vincere la battaglia, se vogliamo essere vincitori, se vogliamo che Yeshua combatta al nostro fianco, dobbiamo comprendere cosa significa togliersi le scarpe.

La prima domanda che ti ho fatto era: “Da che parte stai?”
2- Ecco la Seconda: “Hai tolto le scarpe dai tuoi piedi?”

Perché magari hai già deciso di schierarti dalla parte del Signore, ma non ti sei ancora deciso a toglierti le scarpe. 
E questo ha un significato spirituale profondo!

Innanzitutto andiamo a vedere perché Dio ha chiesto a Mosè e a Giosuè di togliersi le scarpe e cosa rappresenta.
Andiamo a sondare le Scritture, perché ha un enorme importanza se vogliamo camminare dalla parte di Gesù nella nostra vita.

Ruth capitolo 4. Prima di leggere vi illustro il contesto.
Naomi e suo marito si trasferiscono a Moab a causa di una carestia in Israele. Vendono i loro possedimenti ad un parente e si trasferiscono. Naomi ha due figli. Questi due figli poi si sposano con due donne del posto e accade che suo marito e i suoi figli muoiono. Allora Naomi decide di tornare nella sua terra in Israele e Ruth, che aveva appena spossato uno dei suoi figli, decide di andare con lei.
Così ritornano in Israele ma non hanno soldi, così Ruth va a raccogliere i prodotti avanzati del raccolto nei bordi del campo di un uomo ricco di nome Boaz.
Boaz la vede, le parla e Ruth gli dice: “Accetterei di sposarti, ma non ne avresti diritto perché non sei il mio parente più vicino”. Così Boaz raduna tutti gli anziani del villaggio e chiede al parente più vicino, se vuole sposare Ruth. Lui gli dice si, ma se vuole sposarla dovrebbe ricomprare i possedimenti che Naomi aveva venduto. Allora cambia idea e rinuncia al suo diritto di sposarla. A questo punto della storia leggiamo Ruth 4:7-8
Or questa era l'usanza dei tempi andati in Israele, in merito al diritto di riscatto e allo scambio di proprietà: 
- quando leggiamo il Vecchio testamento è molto importante comprendere sempre il significato spirituale di quello che stiamo leggendo. Anche se si tratta di una storia reale, c’è sempre un significato spirituale. Ecco perché possiamo comprendere le scritture solo con l’aiuto dello Spirito Santo. 
Qui vediamo il “diritto di riscatto” e noi siamo stati riscattati, e lo “scambio”, i nostri peccati sono stati scambiati con la Sua giustizia.
Quindi dobbiamo leggere con gli occhi spirituali, parliamo di “riscatto” e di “scambio”.
Si parla anche di “usanza nei tempi andati”. Non si tratta di un usanza popolare, quando nelle Scritture leggiamo “usanza” per il popolo di Israele si riferisce sempre alla Legge di Dio.
Per confermare o sigillare un accordo 
uno si toglieva il sandalo e lo dava all'altro; questo era il modo di attestare in Israele. 8 Così chi aveva il diritto di riscatto disse a Boaz: «Compralo tu stesso», e si tolse il sandalo. “
Se qui dice che era un usanza, da dove arriva? Dov’è scritto?
Deuteronomio 25:7-10
Ma se quell'uomo non vuole prendere sua cognata, la cognata salirà alla porta dagli anziani e dirà:
 "Mio cognato rifiuta di risollevare il nome di suo fratello in Israele; egli non vuole compiere verso di me il dovere di cognato". 
- questo avveniva se il marito moriva senza lasciare eredi e il fratello o il parente più stretto non volevano sposare la donna. - 
8 Allora gli anziani della sua città lo chiameranno e gli parleranno; e se egli persiste e dice: "Non voglio prenderla", 9 allora sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli leverà il sandalo dal piede, gli sputerà in faccia e dirà: "Così sarà fatto all'uomo che non vuole edificare la casa di suo fratello". 10 E il suo nome in Israele sarà chiamato: "La casa di colui al quale è stato rimosso il sandalo”.
- Non solo la cognata gli sputava in faccia, ma era obbligato a cambiare nome. 
Vi immaginate come era imbarazzante?

Ma ecco il punto. Cosa significa spiritualmente?
Quest’uomo aveva il diritto di sposare la moglie del fratello, ma rinuncia a questo diritto. E il segno di conferma che Dio chiedeva per il fatto di rinunciare ai propri diritti era di togliersi le scarpe. 
Iniziate a vedere cosa significa?
La conferma che rinunci ai tuoi diritti è che ti togli le scarpe.

Il parente più stretto di Ruth che aveva il diritto di sposarla e di comprare il suo terreno, rinuncia al suo diritto e si toglie le scarpe.
Quindi quando Dio si mostra a Mosè, e Mosè Gli chiede: “Signore, cosa vuoi che io faccia?” Dio gli dice: “Come prima cosa, togliti le scarpe! Voglio essere io al comando. Funziona così!”

Dobbiamo comprendere che Mosè in quel momento probabilmente non comprese il significato, perché Dio non aveva ancora dato la Torah, la Parola di Dio. Ma quando Yeshua chiese a Giosuè di togliersi le scarpe, Giosuè sapeva bene a che cosa si stava riferendo, e rinunciò ai suoi diritti per lasciare il comando al Signore.

Vorrei approfondire il fatto di “rinunciare ai propri diritti”, 
portando un altro esempio di una consulenza matrimoniale qui in Israele. Ad un certo punto il marito mi dice: “Pastore, io ho ragione!”, e gli ho detto: “Certo, ma ti chiedo di rinunciare alle tue ragioni, ai tuoi diritti, per essere davvero giusto e avere davvero ragione. 
Capisci perché si dice “rinunciare” ai propri diritti? Non è una rinuncia quando sai che hai torto! Ma sei disposto a rinunciare ad avere ragione? A perdonare?”

Quando ci troviamo di fronte a Dio e gli diciamo “Signore, rinuncio ai miei diritti, alle mie ragioni”, significa “Signore voglio che sia tu al comando della mia vita, Gesù, rinuncio ai miei diritti, ad avere io il controllo”.

È molto importante che ci rendiamo conto che la nostra vita non funzionerà mai, se il Signore non è al comando!
Allora ti chiedo:
Chi è al comando delle tue decisioni? 
Chi guida le tue decisioni? 
Chi è al comando della tua salute, 
della tua famiglia, 
della tue finanze? 
Chi guida la tua vita?
Vuoi rinunciare ai tuoi diritti, o essere tu al comando?
Vuoi toglierti le scarpe?

Cosa ha fatto Yeshua durante l’ultima cena? Durante la cena della Pasqua? 
Ha lavato i piedi dei suoi discepoli.
È molto importante comprendere che per poter lavare loro i piedi, dovevano prima essersi tolti le scarpe.
E poi arriva da uno dei discepoli, Pietro, che gli dice: “Signore non mi laverai i piedi!”
Giovanni 13:8 
“Pietro gli disse: «Tu non mi laverai mai i piedi». Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non avrai nessuna parte con me»”.

Guardiamo attentamente. 
Non gli dice “se non ti lavo i piedi”, ma “se non ti lavo”.
Yeshua è l’unico che ha il potere di lavare via i nostri peccati.

Sapete che Pietro aveva ragione? 
Perché nella tradizione ebraica, un rabbino, un insegnante non può servire i suoi discepoli. E quindi Pietro gli dice: “Signore non è giusto, non è corretto!”
Ma gli risponde: “certo, ma tu sei disposto a rinunciarvi? Accetti di fare a modo mio? Accetti che sia Io al comando?”

È quello che ci chiede il Signore: “Vuoi toglierti le scarpe? Accetti che sia io al comando? Vuoi rinunciare ai tuoi diritti?

La domanda è:
Chi è al comando per te? 
Da che parte stai?

Gesù è il nostro Sommo Sacerdote, e attraverso di Lui diventiamo sacerdoti. 
Ma per diventare Suoi sacerdoti, dobbiamo prima toglierci le scarpe.
Per questo quando i sacerdoti entravano nel tempio, prima di accedere al tabernacolo, dovevano togliersi le scarpe.
Perché se vuoi camminare come sacerdote, anche spiritualmente, devi prima toglierti le scarpe.

In quella cena della Pasqua, Gesù ha iniziato i suoi discepoli al sacerdozio.
Ecco un altro significato del togliersi le scarpe.
Rinunciare a se stessi per dare il comando della nostra vita al Signore e anche camminare su questa terra come Suoi sacerdoti.

Isaia 52:7 “Quanto sono belli sui monti i piedi del messaggero di buone novelle, che annunzia la pace, che reca la buona novella, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo DIO regna!»”

Come sono belli i piedi di chi cammina come sacerdote, perché Gesù è il Suo Sommo Sacerdote!
Quando Egli ritornerà, la Bibbia dice che poserà i Suoi Piedi sul Monte degli Ulivi.

Ritornando all’ultima cena, significa che dobbiamo lavarci i piedi a vicenda?
Assolutamente no!
Quando Yeshua ha detto ai Suoi discepoli di lavarsi i piedi a vicenda, significava che li mandava a fare dei discepoli, a far entrare le persone nel sacerdozio. Lo ha detto in senso spirituale.
Molte volte mi è capitato di vedere in conferenze evangeliche nel mondo che si lavano i piedi a vicenda, come se Gesù venisse e ti lavasse i piedi fisicamente.
No. È spirituale. 
Significa che quando ti togli le scarpe di fronte al Signore Gesù, lui ti lava i piedi spiritualmente per introdurti nel Suo sacerdozio.

Quindi togliamoci le scarpe e camminiamo come Ambasciatori del Regno! Sacerdoti regali! 

Portiamo il Vangelo fino alle estremità della terra e poi di nuovo fino a Gerusalemme, e torniamo alla nostra casa celeste!
Vi mando benedizioni da Gerusalemme, Israele.

Nel Nome del Re dei re, Signore dei Signori, 
il Leone della Tribù di Giuda, 
Gesù Yeshua Amen.

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